Velocissimamente

Ohibò, che ingenuo, dopo aver pubblicato un commento su un blog che seguo e stimo da anni in meno di cinque minuti trovo un gonzo che ci sragiona sopra (non lo linko perché evidentemente farei il suo gioco) e da una parte o dall’altra mi piovono qui visitatori mentre io sono appena tornato e c’ho ancora tutti i post in disordine….

C’è da dire che il mio commento andava riferito a entrambi i post sul Natale, in specie al gonfiarsi mediatico dei fatti di Rozzano.

A scanso di equivoci vorrei dire un paio di cose.

Da cattolico e (talora) insegnante mi interessa una scuola sanamente laica perché è garanzia di libertà per tutti.

Quando uso la parola bigotto intendo nel significato 1 del wikizionario e non mi crea particolari problemi quando apostrofano anche me così  perché il rischio di ridurre la fede a una abitudine o una tradizione è vivo anche per il sottoscritto (ottima occasione di esame di coscienza).

Non c’è nulla di male nello scaricare i figli a catechismo, ciò che non approvo è l’incoerenza di non accompagnarli a Messa, comportamento diffuso di molti genitori. Evidentemente gli stessi li portano agli allenamenti di calcio o rugby e gli fanno saltare la partita.

Non c’è nulla di male nemmeno nell’andare a messa in pelliccia e collier (mia madre usa entrambi, seppur datati e di valore non eccelso) ma c’è chi si presenta in chiesa solo la notte di Natale. La metafora indica ancora una volta chi è ancorato solo alla tradizione senza coglierne il senso.

Il Documento di base sempre attuale da più di 40 anni indica chiaramente in più passi che l’educazione alla fede è una questione di esperienza guidata da una intera comunità educante, che si interroga. Questo è ciò che vorrei per la chiesa in Italia oggi, vedo invece taluni aggrapparsi alle tradizioni brandendo statuine del presepe o canti religiosi come strumenti di discriminazione. Erano distratti, ma c’è tempo per rimediare.

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(immagine da wikimedia commons)